Ristrutturazione degli edifici storici dei centri città e del patrimonio rurale
Restoration of historic buildings in city centers and of rural estates

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Paesaggio silvo-pastorale sul Cimone - Estate 2016

L’ultimo gregge di pecore che avevo visto pascolare alle pendici del Cimone (versante Fanano, Sestola) risale al settembre 1989; due fratelli pastori, ormai anziani, partivano con il loro gregge al mattino presto dalla loro casa vicina agli impianti del Cimoncino, risalivano la montagna sino ai pascoli della Buca del Cimone e scendevano alla sera. Analogo percorso veniva fatto da un altro pastore più giovane che si avvaleva di un cavallo per accompagnare le pecore all’alpeggio. Era il percorso che i pastori avevano fato per centinaia di anni, forse millenni. La pratica della transumanza (discesa sul litorale adriatico durante l’inverno) era già stata abbandonata da qualche anno. Poi per ventisei lunghi anni non ho più visto una pecora al pascolo, ed anche l’allevamento bovino si è rarefatto. E’ rimasto l’allevamento sparso dei cavalli che si ritrovano sino a Pian Cavallaro.

Nel frattempo i prati sono diminuiti e per tagliare quelli rimasti è necessario pagare gli incaricati. Improvvisamente quest’anno è ritornato un gregge di 900 pecore con alcuni asini e alcune capre (vedi foto vicino al cantiere La Serra).

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E’ stato trasportato dal Trentino, è gestito da due pastori rumeni con quattro cani da guardia e può agevolmente usufruire di abbondanti pascoli, con il gradimento dei proprietari dei pascoli stessi. Mi hanno riferito che il gregge non ha subito danni sinora, e due tentativi di attacco da parte dei lupi sono stati respinti sul nascere dai quattro cani in dotazione.

Un gregge non determina un‘inversione di tendenza, ma certo è un segnale positivo che si associa ad altre iniziative di giovani della zona che riprendono interesse per i prodotti della terra, compresa la loro lavorazione diretta e la commercializzazione senza intermediari.

L’abbandono dei campi e dei prati con il conseguente aumento della boscaglia crea un ambiente sempre più favorevole all’incremento di specie come il cinghiale, il capriolo e il lupo; è quindi abbastanza frequente imbattersi in famiglie di animali che si muovono vicino a casa (vedi una passeggiata pomeridiana di una famiglia di cinghiali), senza che si siano verificate aggressività nei confronti dell’uomo.

 

 

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Continua comunque il degrado di molti nuclei e borghi storici, specialmente di quelli raggiungibili solamente a piedi (vedi foto) dalle mulattiere anch’esse in disuso. Una volta abbandonati senza ulteriore manutenzione, questi borghi costituiti da muri in sasso posati a secco con molta maestria, subiscono un inarrestabile degrado con la caduta dei tetti prima, e lo sgretolamento dei muri poi. Rimane il ricordo della vita dei loro abitanti oltre che nei muri anche negli orti oramai faticosamente riconoscibili come nel caso di queste foto: uno sciame di farfalle ninfalidi si addensa su quel che resta di un antico orto di erbe aromatiche vicino a una casa da tempo non abitata.  Il patrimonio edilizio “in pericolo” è molto esteso, anche se non esiste un censimento vero e proprio. Riferendosi alla sola frazione di Canevare, la popolazione residente è fortemente aumentata nel settecento e nell’ottocento sino a sfiorare i mille abitanti agli inizi del 1900, per ritornare sotto i cento abitanti nei primi anni del duemila, come agli inizi del 1600. Eppure almeno una parte di edifici storici, in discreto stato di conservazione, possono ancora essere recuperati, consolidati e resi di nuovo abitabili.

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02 valle del Ciliegio 03 Valle del Ciliegio

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